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Contra a su g8
Londra: "Luomo morto al G20 è stato aggredito dalla polizia" PDF Stampa E-mail
Scritto da Tzirculu de Torino   
Domenica 05 Aprile 2009 16:44

Londra:

LONDRA - Ci sono voluti cinque giorni, ma la verità sulla morte misteriosa di un uomo durante la "battaglia" di mercoledì scorso nella City tra dimostranti e polizia comincia finalmente ad emergere. La Independent Police Complaints Commission (Ipcc), una commissione governativa indipendente che ha la supervisione del comportamento della polizia, ha ricevuto testimonianze oculari secondo cui la vittima è crollata al suolo dopo essere stata assalita da agenti anti-sommossa armati di manganelli. 

Come riportato per primo giovedì da
Repubblica citando fonti dei manifestanti che dicevano "lo hanno ucciso", Ian Tomlinson, un edicolante di 47 anni che tornava a casa dal lavoro, avrebbe dunque perso la vita a causa delle forze dell'ordine, non per un infarto sofferto per caso mentre si trovava nelle vicinanze degli scontri tra no-global e poliziotti come riportato finora da Scotland Yard. 

La commissione independente non ha ancora reso noto il suo rapporto sulla vicenda, al termine del quale deciderà se aprire un'indagine giudiziaria ufficiale per individuare i responsabili di una "morte sospetta", ovvero di un possibile omicidio. Ma ieri l'
Observer, edizione domenicale del quotidianoGuardian, ha a sua volta pubblicato tre resoconti, forse degli stessi testimoni che hanno deposto davanti alla Ipcc, in cui si afferma che Tomlinson fu attaccato "violentemente" dagli agenti. Uno di questi sostiene che l'uomo è stato colpito pesantemente alla testa con un manganello. Un altro riferisce che è stato spinto alle spalle dai poliziotti con una forza tale da fargli sbattere la testa per terra. E uno di questi testimoni ha dato al giornale anche fotografie scattate sulla scena, in cui si vede l'edicolante a terra, inerme, circondato da poliziotti con caschi, scudi e manganelli: fa un gesto come per protestare o ripararsi. Successivamente al suo fianco c'è un giovane in abiti borghesi che, secondo i resoconti, lo ha aiutato a rialzarsi. Ma i testimoni concordano che dopo aver mosso qualche passo barcollando, Tomlinson si è accasciato di nuovo al suolo: e non ha mai più ripreso conoscenza. 

Dice all'
Observer Anna Branthwaite, una esperta fotoreporter: "Ricordo bene di averlo visto. Veniva spintonato da dietro da un poliziotto in assetto anti-sommossa, due o tre minuti prima che perdesse i sensi. Non era un esagitato o un provocatore, ma la polizia sembrava aver perso il controllo. Gli agenti avevano chiuso la zona della manifestazione, non lasciavano entrare o uscire nessuno, ma qualche passante riusciva lo stesso a filtrare trai cordoni di poliziotti. Tomlinson era uno di questi". E' una tattica che i dimostranti hanno definito come "chiuderci in gabbia", usata anche in altri paesi in occasione di manifestazioni di protesta: accadde anche al G8 di Genova, e ora fortemente criticata dalla stampa inglese, che accusa la polizia di metodi brutali che hanno fatto salire la tensione e incentivato gli scontri. Un altro testimone oculare, Amiri Howe, 24 anni, ricorda di aver visto un agente picchiare Tomlinson "vicino alla testa" con un manganello: è lui che ha scattato le foto dell'episodio pubblicate dall'Observer. Dice una donna, di cui il giornale non rivela il nome ma che ha testimoniato alla commissione indipendente: "L'ho visto cadere a terra, dopo essere stato violentemente spintonato in avanti. da un poliziotto. Ho notato che cadendo ha sbattuto in modo orrendo la fronte sul marciapiede. Ne sono rimasta fortemente impressionata". E un'altra donna, Natalie Langord, 21 anni, riferisce i suoi ultimi attimi di vita: "Barcollava, pareva disorientato, poi è crollato al suolo. Ho chiesto a un mio amico di soccorrerlo". 

E' a questo punto che alcuni manifestanti hanno chiamato altri poliziotti, che hanno inviato sul posto due infermieri, i quali hanno inutilmente tentato di rianimare Tomlinson e poi hanno fatto arrivare un ambulanza: ma l'uomo è arrivato morto in ospedale. Era sposato, ma viveva da solo in un ostello nei pressi della City. David Howart, deputato del partito liberal-democratico, afferma che "dovrà esserci una piena inchiesta giudiziaria, è possibile che quest'uomo sia stato ucciso dalla polizia". 

(5 aprile 2009)

 Fonte: http://www.repubblica.it 

Ultimo aggiornamento ( Domenica 26 Aprile 2009 14:44 )
 
Cena sarda @ Torino il 28 Marzo 2009 PDF Stampa E-mail
Scritto da Tzirculu de Torino   
Mercoledì 18 Marzo 2009 14:59

Cena Sarda di Pesce al centro sociale Askatasuna

la cena andra' a finanziare i circoli degli immigrati sardi contro il G8 e il colonialismo. E' vivamente gradita la prenotazione allo 3933900621. Antipasto, primo e secondo 10 € A FORAS SU G8

Ultimo aggiornamento ( Domenica 05 Aprile 2009 22:11 )
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Torino: cariche agli studenti antifascisti. Solidarieta dai circoli. PDF Stampa E-mail
Scritto da Tzirculu de Torino   
Lunedì 09 Marzo 2009 19:22

Oggi 9 marzo 2009, nei locali dell’università di Torino nella sede delle facoltà umanistiche, un gruppuscolo di neo fascisti noti con la sigla Fuan ha provato a fare volantinaggio per le elezioni studentesche.

Visto l’inesistente radicamento all’interno dell’ateneo e preso atto della costante presenza anti-fascista, si sono presentati scortati da un ingente schieramento di forze dell’ordine in tenuta anti-sommossa. Gli antifascisti, determinati a non concedergli agibilità politica, presenti in un centinaio e aumentati di numero nel corso della mattinata sono stati caricati selvaggiamente e inseguiti per i corridoi. Le cariche sono durate diverse decine di minuti, molti studenti e lavoratori dell’università sono rimasti contusi, ben 5 di loro sono stati tradotti in questura, dove uno dei fermi è stato tramutato in arresto.

Uno dei fermati durante gli scontri è uno studente sardo simpatizzante dei Circoli degli emigrati sardi contro il G8 e il colonialismo.

Una volta allontanati i fascisti dall’università, gli studenti hanno occupato i locali del rettorato ove aveva luogo il senato accademico, per denunciare l’accaduto e pretendere una presa di posizione chiara dal rettore che più volte ha liquidato eventi simili in maniera  pilatesca.

 

Su Tzirculu de Torino rivendica la propria partecipazione attiva a questa giornata di lotta e assicurando la propria presenza ogni qual volta i fascisti proveranno a uscire allo scoperto all’università così come in tutti i luoghi che ci troviamo ad attraversare quotidianamente.

 

I Circoli di Torino, Roma, Trento, Pisa, Firenze, Bergamo e Genova, esprimono la massima solidarietà agli studenti antifascisti.

 

Luca Libero Subito! Liberi Tutt*

 

 articoli sugli avvenimenti di oggi: infoaut.org

 

Ultimo aggiornamento ( Giovedì 12 Marzo 2009 02:05 )
 
Pisa: cinema e antimilitarismo in Sardegna PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Lunedì 02 Marzo 2009 12:11

 Dibattito con i registi al cinema Arsenale a Pisa:

Ultimo aggiornamento ( Lunedì 02 Marzo 2009 14:45 )
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Il caso Basco: incontro in sardegna con Askapena PDF Stampa E-mail
Scritto da Mauro Aresu   
Giovedì 26 Febbraio 2009 10:45

aMpI, con la collaborazione di Unidade Indipendentista, A Foras, 28 de

Abrili e Su Sindacadu de sa Natzione Sarda presentano

 

Il Caso Basco

 

Conferenza-dibattito sui recenti sviluppi della repressione dello stato

spagnolo contro il movimento di liberazione nazionale basco.

Parteciperà alla conferenza un esponente dell'organizzazione basca

"Askapena".

 

Cagliari mercoledì 25-02, ore 18.00, presso la sede di

aMpI e di a Foras, via S. Giacomo 117

 

Oristano giovedì 26-02, ore

18.00 presso la sala dell'Hotel Mariano IV in piazza Mariano

 

Sassari

venerdì 27-02, ore 18.30 presso la sede de Su Sindacadu de sa Natzione

Sarda, via Donminzoni 2a

 

Nuoro sabato 28-02, ore 18.00 presso la sede

di aMpI in via A. Saffi 12

 

Chi e' Askapena

 

Askapena, è un organizzazione internazionalista basca nata nel 1987.


Siamo un'organizzazione di Euskal Herria: intendiamo Euskal Herria come un paese in lotta per la sua liberazione, liberazione sociale e liberazione nazionale. In questo senso siamo una parte in più della lotta per conquistare l'indipendenza ed il socialismo per il nostro paese. Di più, per potere costruire una Euskal Herria realmente internazionalista vediamo assolutamente necessario fare passi avanti nel socialismo e la sovranità politica.

Non possiamo intendere la liberazione del nostro paese, e neanche la possiamo portare avanti, senza praticare la solidarietà coi paesi in lotta contro l'imperialismo. Come paesi necessitiamo di aiuto e tenerezza mutue: la solidarietà di andata e ritorno. Per potere avanzare nella lotta di liberazione basca abbiamo bisogno della solidarietà dei paesi e, allo stesso modo, praticare la solidarietà del nostro paese verso quelli che lottano contro l'imperialismo.

I nostri ambiti di lavoro sono 3:

Rendere dinamica e praticare la solidarietà in Euskal Herria verso altri paesi mediante lotta ideologica, mobilitazione e sviluppando atteggiamenti solidali.

Spingere, aiutare e rendere dinamica la solidarietà verso la lotta di liberazione di Euskal Herria in altri paesi del mondo.

Partecipare al movimento contro la globalizzazione ed incidere su due direzioni: da una parte lavorare la presenza e voce propria di Euskal Herria dentro questo movimento, e d'altra parte, spingere e attuare dinamiche di solidarietà verso i paesi in lotta di liberazione.

Dentro questi ambiti e rispondendo alla nostra base ideologica collochiamo il nostro da fare quotidianoa, le campagne di solidarietà, le brigate, le giornate internazionaliste, la solidarietà verso Euskal Herria, come qualunque tipo di lavoro in comune o collaborazione che realizziamo con gruppi baschi o di fuori di Euskal Herria.

 

Ultimo aggiornamento ( Domenica 01 Marzo 2009 14:23 )
 
G8: l'allarme dei servizi segreti PDF Stampa E-mail
Scritto da Tzirculu de Torino   
Mercoledì 11 Marzo 2009 11:28

Ultimo aggiornamento ( Domenica 26 Aprile 2009 14:45 )
 
Tutte e quattro le centrali nucleari in Sardegna? PDF Stampa E-mail
Scritto da Tzirculu de Torino   
Giovedì 05 Marzo 2009 12:22

Come anticipato in un articolo precedente, ecco la candidatura per "ospitare" le centrali nucleari fortemente volute dal governo Berlusconi. La propopsta arriva, com'era prevedibile, da parte di un sismologo. Toccat a si scirai

Tzirculu de Torino.

Ultimo aggiornamento ( Lunedì 09 Marzo 2009 20:36 )
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Ritorno al nucleare? PDF Stampa E-mail
Scritto da Tzirculu de Torino   
Sabato 28 Febbraio 2009 11:56

Dopo l'accordo tra Berlusconi e Sarkozy, un''intesa che prevede la cooperazione tra i due Paesi sulla produzione di energia con l'atomo e apre la strada alla costruzione in Italia di quattro centrali di terza generazione, e' utile ricominciare ad analizzare le problematiche che porta con se il nucleare ancora tutt'altro che risolte. Tornare a riflettere sul nucleare e' necessario come cittadini del mondo ma anche come sardi, tanto piu' che la possibilita' che una di queste centrali, o piu' di una, venga costruita in Sardegna e' altissima, questo perche' la nostra terra e' a bassa densita' abitativa e non vi e' presente alcun pericolo sismico. Cerchiamo allora di approcciarci nuovamente al nucleare, dimenticato nel 1987 con il referendum abrogativo, con questo articolo di Giannandrea Mencini.

 

Sos Tzirculos

 

Le frottole dell’accordo Berlusconi-Sarkozy: i tempi e i conti che non tornano

di Giannandrea Mencini*


Dati reali da prendere in considerazione:
1. Le riserve mondiali di uranio fissile sono limitate e si prevedono esaurirsi in circa 50 anni;
2. secondo la Nuclear Energy Agency, il flusso di cassa di una centrale nucleare deve considerare:
* i costi di progettazione e costruzione per un periodo di circa 10 anni, con un picco intorno ai 5 anni;
* una vita produttiva di circa 40 anni, con costi di produzione elevati che comprendono anche prevedibili sostituzioni di parti importanti, con guadagni dalla vendita di energia elettrica variabili in funzione del mercato;
* costi di mantenimento della centrale (decommissioning), dopo la sua chiusura, per un periodo variabile da 30 a 50 anni.

Di fronte a queste evidenze l’Unione Europea NON ha incluso il nucleare tra le soluzioni previste nei piani per affrontare il cambiamento climatico perché il nucleare non arriverebbe in tempo a contrastare gli effetti del surriscaldamento globale.

3. In caso di chiusura dell’impianto, le barre di combustibile rimangono attive e devono essere raffreddate continuamente per diversi decenni; per questo il nucleare non soddisfa i criteri della sicurezza passiva;
4. durante il funzionamento del reattore nucleare, in caso di incidente il sistema di raffredamento passivo non esclude malfunzionamenti;
5. il nucleare civile è mantenuto da nazioni che hanno in attività il nucleare militare, mentre viene abbandonato dalle maggioranza delle altre nazioni, Germania compresa.
6. In sintesi si può affermare che il nucleare è:
* troppo poco come risorsa energetica rispetto alle necessità di un Paese altamente industrializzato,
* arriva troppo tardi,
* è troppo costoso,
* è troppo pericoloso.

Ecco perché, da qualsiasi punto di vista lo si voglia esaminare, l’accordo sottoscritto da Berlusconi e Sarkozy, è costruito su una serie di frottole. Vent’anni fa l’80,6 % degli italiani bocciava con un referendum il nucleare. Oggi da più parti, in particolare dal mondo scientifico legato alle più grandi imprese italiane dell’energia, ma anche dalla politica, specialmente il centrodestra ma anche settori del centrosinistra, a causa dell’aumento del costo del petrolio, dei cambiamenti climatici e delle tabella sulle emissioni di CO2 da rispettare legata al protocollo di Kyoto, si auspica di ritornare al nucleare o di rilanciare la ricerca verso un nucleare “pulito”, se mai esisterà.
Domanda: oggi si potrebbe rispondere in maniera diversa al quesito referendario dell’8 e 9 novembre 1987 ? Sono cambiate le esigenze ambientali ed economiche per cui oggi è opportuno rivedere quella scelta?
La risposta è no ! In quanto rimangono ancora tante questioni irrisolte legate al nucleare. Malgrado siano passati vent’anni, il rischio che ci sia qualche malfunzionamento in una centrale rimane alto, la questione delle scorie non è stata assolutamente risolta, anzi siamo in difficoltà a smaltire quelle presenti ancora nel nostro territorio legate alle poche centrali che avevamo costruito prima del referendum. Lo smaltimento delle scorie costa tantissimo, presenta aspetti delicatissimi in tema di sicurezza e salvaguardia ambientale, inoltre non si può trascurare il rischio sismico presente in Italia e anche la forte densità abitativa che aumenterebbe l’effetto domino di un incidente nucleare. I tempi peraltro per la costruzione di una centrale sono lunghi, non meno di 15 anni, senza ovviamente dimenticare le problematiche di ordine amministrativo, autorizzativo e politico, legate alla scelta del sito ove costruire l’eventuale centrale. Oggi bisogna invece avere il coraggio e la consapevolezza di dire che è necessario partire con una seria politica di risparmio energetico non solo attraverso soluzioni pratiche legate all’ecologia domestica ma anche, e specialmente, legate all’efficienza energetica degli edifici. Lì c’è la prima scommessa da vincere. Aumentare l’efficienza degli impianti di riscaldamento e del freddo, sostituire i serramenti, rilanciare la progettazione bioclimatica e la bio-architettura e, ovviamente, consumare meno e meglio. Poi si deve seriamente puntare alle energie rinnovabili: solare, geotermica, eolica e idroelettrica.

Gli ultimi dati disponibili, sulla crescita del ricorso a queste fonti rinnovabili, sono incoraggianti. Le energie verdi stanno prendendo piede anche nel nostro Paese. Alla fine del 2007 la superficie cumulativa di pannelli solari termici avrà raggiunto la quota di 1 milione di m2 e 10.000 tetti solari fotovoltaici forniranno energia alla rete elettrica. Inoltre i parchi eolici avranno raggiunto una potenza di 2.700 MW in grado di generare quasi 5 miliardi di kWh all’anno, un valore pari ai consumi domestici di 4,5 milioni di italiani. Si tratta di numeri che indicano un significativo cambio di tendenza. Si consideri, ad esempio, che nel campo del fotovoltaico negli ultimi 14 mesi sono stati collegati alla rete, o sono in corso di installazione, impianti per una potenza pari a 235 MW, cioè quattro volte più alti del totale installato nei 25 anni precedenti. Le nuove regole, in vigore dal gennaio 2008, hanno reso più semplice la procedura per il ritiro dell’energia elettrica da fonti rinnovabili e da generazione distribuita, garantendo maggiormente i piccoli produttori diffusi di energia. In tal modo si consente anche una migliore programmazione della produzione e più efficaci meccanismi di controllo, agevolando un settore che avrà un ruolo sempre più rilevante nei prossimi anni anche per gli obiettivi europei e soprattutto in un periodo di crisi economica generalizzata. Tutto questo conferma che si può seguire la strada delle rinnovabili e puntare a queste produzioni e incentivare la ricerca in merito. Un dato deve far riflettere: dal dopoguerra ad oggi, il nucleare ha assorbito l’80% degli investimenti per la ricerca energetica, ma attualmente questa fonte copre solo il 6% del fabbisogno mondiale. Contributo che secondo l’International Energy Agency (IEA) è destinato a ridursi.

Per quanto riguarda poi il costo, è risaputo che il nucleare è la fonte energetica più cara. E i massicci investimenti governativi, ad esempio negli Stai Uniti, erano legati alla corsa agli armamenti atomici. A questi costi di produzione dobbiamo poi aggiungere quelli relativi allo smaltimento delle scorie che rimangono ancora un problema enorme anche nel nostro Paese. Mettere in sicurezza gli 80 mila metri cubi di scorie provenienti dallo smantellamento dei reattori e dai combustibili esausti della precedente esperienza nucleare italiana ci costeranno diverse migliaia di euro. Senza dimenticare la rivolta popolare di Scansano Jonico, sito indicato a suo tempo dal Governo Berlusconi per ospitare lo stoccaggio del materiale radioattivo. Una rivolta che potrebbe ripetersi in altri territori visto che giustamente l’energia nucleare continua ad essere considerata pericolosa per la salute e per l’uomo. Leonardo Maugeri, considerato un guru italiano nel settore energetico, e premiato dall’Eni award per la sua ricerca innovativa, in una intervista al quotidiano “Repubblica” riguardo al nucleare ha affermato che questa fonte è “improponibile per l’opposizione che incontra presso l’opinione pubblica, per i costi, l’irrisolta questione delle scorie e anche i tempi: non meno di 15 anni per costruire una centrale”. E’ anche vero, dall’altra parte, che bisogna far capire a una parte dell’ambientalismo nostrano che giusto o sbagliato che sia, ogni volta che diciamo no a una pala eolica o pensiamo che un pannello solare deturpi un tetto, apriamo di fatto nuovi spazi ai fautori dell’atomo.

Infine, ma non meno importante, il pericolo dell’energia nucleare, come accennavo prima, viene anche dall’uso che se ne può fare di questa tecnologia: usi militari o terroristici. Bisognerebbe quindi impedire di divulgare le tecnologie nucleari, non diffondere questa conoscenza che spesso diventa di “gestione” militare. A livello internazionale, purtroppo, stanno aumentando ricerca e produzione di nuovi tipi di bombe atomiche. Altre potenze finanziano l’ammodernamento dei propri arsenali nucleari. Ed aumentano, di conseguenza, i Paesi che vogliono entrarne in possesso per acquistare peso sulla scena mondiale. In Italia abbiamo 90 testate atomiche, cinquanta sono ad Aviano nella base statunitense e altre 40 a Ghedi in un aeroporto militare italiano. Non dovrebbero esserci. Nel 1975 l’Italia ha ratificato il Trattato di Non Proliferazione nucleare impegnandosi (art. 2) a non produrre né ad accettare mai sul proprio territorio armi nucleari. Secondo il diritto internazionale, l’Italia le deve rifiutare. Per Alleanza (NATO), invece, le accetta. Non possiamo avere due pesi e due misure. I negoziati internazionali per liberare l’umanità dalla minaccia atomica rimangono impantanati perché chi possiede le armi atomiche vuole solo che nessun altro le abbia. Ma non è disposto a rinunciarvi. E questo invece era l’impegno sottoscritto nel Trattato di Non Proliferazione (art.6): arrivare al disarmo nucleare totale e globale. E’ questo anche il senso della campagna per una legge d’iniziativa popolare affinché si dichiari l’Italia “Paese Libero da Armi Nucleari”. Potremmo diventare, se la mobilitazione riuscirà vincente, come l’Austria, uno dei 106 Stati del mondo dove le bombe atomiche non hanno diritto di cittadinanza. Saremo la maggioranza, nella buona compagnia di tutti gli Stati dell’America centro-meridionale, dell’Africa, del Pacifico, del sud-est asiatico. L’impegno contro il nucleare, civile e militare, è infatti lo stesso impegno forte per la nostra generazione e per le generazioni future.

* Consigliere nazionale VAS

Foto di articolo by GreenPeace Italia

Ultimo aggiornamento ( Sabato 28 Febbraio 2009 12:04 )
 
Per i Paesi Baschi, per la Palestina, per il Kurdistan: corteo internazionalista a Milano il 21 Febb PDF Stampa E-mail
Scritto da tzirculu de Torino   
Venerdì 20 Febbraio 2009 11:10

Tanti popoli un'unica lotta!

Giornata di mobilitazione a Milano, corteo in solidarietà con Euskal Herria

ore 15 piazza S.Eustorgio
dalle ore 17 corteo 
musica e banchetti di controinformazione

 

 

Ultimo aggiornamento ( Domenica 01 Marzo 2009 14:23 )
 
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